A scuola l’educazione civica è spesso trattata come un contenuto accessorio, mentre dovrebbe preparare i giovani ad affrontare la complessità della società contemporanea.
Non può limitarsi a regole, letture superficiali o domande a scelta multipla. Per essere efficace deve coinvolgere mente ed emozioni, mettere gli studenti dentro problemi reali e richiedere uno sforzo cognitivo autentico, capace di lasciare traccia e di favorire la formazione di cittadini consapevoli e responsabili.

Di seguito una possibile struttura di lezione per rendere questo studio più profondo:
1. PARTIRE DALL’ESPERIENZA, NON DAL PRINCIPIO
Le emozioni non si attivano con le regole, ma con il coinvolgimento diretto. Queste attività aiutano a costruire un’esperienza civica vissuta:
- Oggetto perturbante: porta in classe un oggetto legato al tema (reale o simbolico) senza spiegarlo subito, (una bottiglia trovata in un campo, una foto del luogo degradato). Racconta la sua storia (“da dove viene?”, “chi l’ha usata?”, “dove finirà?”). Chiedi: “Cosa provi vedendola qui?”. La storia può essere vera o inventata ma verosimile.
- Problema spiazzante: proporre una domanda particolare che provochi disagio cognitivo ed etico, terreno fertile per il pensiero critico. Es: “Se nessuno vede che butti un rifiuto in un campo, è comunque sbagliato? Perché?”, “È giusto multare severamente chi inquina se non ha alternative pratiche?”
- Esperienza diretta: rende il problema visibile e corporeo. Esempi di attività:
– Osservazione guidata: analisi di uno spazio pubblico vicino alla scuola (o online) come un parco, una strada, una piazza; con attenzione a cura/incuria, segni di responsabilità o abbandono.
– Esperimento sociale controllato. Esempio, “SEDIA CAPOVOLTA”: osservare chi interviene spontaneamente davanti a una violazione simbolica e riflettere sulla responsabilità civica. Prima dell’inizio della lezione, l’insegnante lascia l’aula con la propria sedia capovolta e alcuni fogli a terra accanto alla cattedra, creando una situazione chiaramente scorretta. Gli studenti entrano in aula senza la presenza del docente e restano alcuni minuti con il “problema” visibile. L’insegnante entra dopo circa 3 minuti, osserva se qualcuno è intervenuto e fa delle domande sulle responsabilità, senza accusare nessuno: “Cosa avete visto entrando?”, “Qualcuno ha pensato di fare qualcosa? Perché sì o perché no?”,“Di chi è la responsabilità in questa situazione?”, “Cosa succede se tutti aspettano qualcun altro?”
– Uscita didattica: visita a un impianto di smaltimento, a un bene confiscato, a un quartiere riqualificato.
– Simulazione: consiglio comunale, assemblea di quartiere, processo simbolico a un comportamento civico. - Testimonianza: racconto breve (letto, ascoltato, visto) che ha l’obiettivo di incontrare l’altro, uscire dal proprio punto di vista.
Esempi di attività:
– Lettura di una breve testimonianza di chi subisce l’inquinamento o l’incuria (agricoltore, cittadino, operatore ecologico).
-Visione di un breve video o servizio giornalistico raccontato in prima persona.
– Ascolto di una lettera o diario (reale o verosimile) scritto da chi vive una conseguenza diretta di una scelta collettiva.
-Incontro (dal vivo o online) con un testimone che racconta un conflitto civico reale. - Scenario ipotetico: lo studente non resta spettatore del problema, ma è chiamato a prendere posizione, a scegliere e a riflettere sulle conseguenze delle proprie decisioni.
Esempi:
“Se fossi sindaco e avessi pochi fondi, cosa faresti: prevenzione o punizione?”
“Se il tuo amico butta rifiuti davanti a te, come reagisci?”
“Se una regola è giusta ma ti penalizza, la rispetti?”
“Se tra dieci anni tuo figlio vivesse qui, cosa vorresti avessimo fatto oggi” - Visione di un video impattante: serve a far vivere il problema, attivando emozioni e coinvolgimento prima di passare a concetti, analisi o discussione. (Es: https://www.youtube.com/watch?v=WfGMYdalClU)
2. USARE LA NARRAZIONE INVECE DELLA PREDICA
Le regole favoriscono l’obbedienza, ma le storie creano coinvolgimento e identificazione; permettono di riconoscersi, di emozionarsi e di interiorizzare i messaggi in modo più profondo e duraturo rispetto a una semplice prescrizione.
Attività di narrazione e role-play:
- Scrittura dal punto di vista dell’oggetto: scrivi un racconto come se tu fossi l’oggetto, “Racconta la tua storia dal momento in cui vieni usato fino a quando vieni buttato.”
- Scrittura empatica: Lettera al comune / Sfogo personale con un amico / Dialogo con un vicino / Scrivi e interpreta un breve monologo di un contadino che trova rifiuti nel proprio campo.
- Scambio di lettere dal futuro: In coppia, uno studente scrive una lettera a un amico immaginario del futuro descrivendo un problema attuale (es. rifiuti). Si scambiano le lettere: chi riceve assume il ruolo dell’amico del futuro e risponde immaginando la situazione tra 20 anni (migliore o peggiore). Quindi nella prima lettera si descrive la realtà presente, nella seconda lettera si immagina il futuro possibile.
- Role-play: Un cittadino viene sorpreso a gettare rifiuti. In scena:
– Chi butta
– Chi trova
– Un osservatore esterno
3. ESPLICITARE IL CONFLITTO (SENZA MORALISMO)
L’educazione civica profonda non cancella le contraddizioni, ma le rende visibili e discutibili. Riconoscere le tensioni tra regole, valori e bisogni personali, senza giudizio, apre a un dialogo autentico e consapevole. Attività:
La scelta difficile: proponi una situazione in cui non esiste una soluzione pienamente giusta. Esempio: “la scuola dispone di fondi limitati per ridurre i rifiuti e può scegliere solo una azione tra:
– Installare più cestini / Avviare una campagna educativa / Introdurre sanzioni per chi non rispetta le regole / Investire in materiali riutilizzabili.”
I gruppi scelgono un’opzione e spiegano sia la scelta sia ciò a cui si rinuncia.
La mappa delle contraddizioni: gli studenti riflettono individualmente (anche in forma anonima) completando due frasi:
“So che sarebbe giusto… / Ma spesso faccio…”
(Esempi: So che dovrei differenziare sempre / Ma a volte non lo faccio per comodità. So che lo spazio pubblico è di tutti / Ma mi comporto come se non fosse mio). Segue una discussione sulle ragioni delle incoerenze, non sui comportamenti delle persone.
Il dibattito senza vincitori: a coppie, uno studente espone una posizione su un tema civico; l’altro non può contraddirla, ma deve aggiungere un argomento a sostegno. Nel turno successivo si scambiano i ruoli. Il confronto resta sul piano delle idee, non delle persone.
Gioco delle maschere: forma gruppi di circa 5 studenti. Ogni studente sceglie una “maschera” (es: giudice severo, attivista ambientalista, genitore ansioso, poliziotto rigoroso, influencer opportunista, studente indifferente, politico progressista). La classe riceve un’affermazione e ogni maschera deve rispondere in 30 secondi, secondo il suo punto di vista. Si alternano velocemente, senza ripetere idee, fino a quando emergono contraddizioni e punti comuni.
Esempi di affermazioni:
“Se nessuno mi vede, non è un vero problema. / Le multe sono l’unico modo per far rispettare le regole. / Il Comune dovrebbe fare di più, non i cittadini. / È più importante educare che punire. / Io non posso cambiare nulla da solo.
4. TRASFORMARE LA COLPA IN RESPONSABILITÀ
La colpa blocca, la responsabilità attiva. In educazione civica è più efficace spostare l’attenzione dal “chi ha sbagliato” al “cosa possiamo fare”, usando domande orientate alla cura e al miglioramento ed evitando quelle giudicanti, che chiudono il dialogo. Attività:
- Monitorare uno spazio comune (classe, cortile, biblioteca, città, parchi ecc.) e segnalare bisogni o miglioramenti.
- Progettare un cartello non punitivo per ricordare regole o comportamenti positivi.
- Raccontare una storia o fare un breve video per convincere gli altri a rispettare l’ambiente o le regole, senza accusare nessuno.
- Preparare un mini‑progetto di gruppo su come ridurre rifiuti o sprechi nella scuola.
- Organizzare turni o ruoli condivisi per la cura di materiali, piante o spazi comuni.
5. DARE TEMPO ALL’INTERIORIZZAZIONE E ALLA RISONANZA
L’apprendimento profondo richiede tempo e attività lente, così che emozioni, intuizioni e conoscenze possano sedimentare. In questo spazio nasce la risonanza, ciò che emerge interiormente dall’esperienza, attivabile dagli studenti tramite piccoli gesti di riflessione. Attività:
- Annotare in un foglio o quaderno una frase, parola o immagine che li ha colpiti.
- Disegnare uno schema o una mappa mentale delle emozioni o dei concetti appena emersi.
- Condividere in coppia o in piccolo gruppo ciò che ricordano o che li ha toccati dell’attività.
- Usare gli stem-sentences cioè frasi guida che aiutano gli studenti a iniziare la riflessione scritta. Ecco tre esempi pratici: “Una cosa che mi ha colpito oggi è…”, “Oggi ho scoperto che posso/possiamo…”, “Mi sono accorto/a che è importante…”
6. DEBRIEFING FINALE
Alla fine delle attività, è utile dedicare un momento per riprendere e incorniciare le parole chiave della lezione, collegandole all’esperienza vissuta dagli studenti. Questo permette di trasformare concetti astratti in strumenti concreti di comprensione. Attività:
- Discussione in coppia: ogni studente prende una parola chiave (es. bene comune, responsabilità collettiva, cittadinanza attiva) e risponde a tre domande guidate: Significato / Esempio generale / Esperienza personale
- Mappa mentale: associare a ciascuna parola sinonimi, immagini o simboli che la rappresentano, creando collegamenti con l’esperienza della lezione.
- Wordle: gli studenti creano un wordle con le parole che più caratterizzano l’argomento della lezione e poi in piccoli gruppi ne parlano.
