L’ACTING OUT: riconoscerlo e gestirlo a scuola

Il termine acting out proviene dal vocabolario psicoanalitico e indica un comportamento impulsivo e spesso provocatorio, in cui l’individuo aziona un conflitto interno o un’emozione non elaborata, anziché esprimerla a parole. 

In adolescenza ll’acting out diventa uno strumento frequente per tentare di dare visibilità al proprio disagio, anche in modo inconscio, attraverso gesti dirompenti.

L’adolescente e i comportamenti di acting out

  • Mostra impulsività e fatica a tollerare la frustrazione, reagendo in modo poco controllato alle situazioni di stress.
  • Alterna il desiderio di autonomia al bisogno di riconoscimento, cercando indipendenza ma anche approvazione.
  • Fa fatica a esprimere emozioni complesse come la rabbia, la paura o il senso di esclusione.
  • Mette in atto comportamenti visibili o rischiosi per attirare l’attenzione degli adulti o dei pari.
  • Vive una rottura relazionale con le figure adulte, che percepisce come ostili o deludenti.
  • Sfida l’autorità in modo diretto, disobbedendo consapevolmente a regole e norme sociali.
  • Talvolta sceglie la fuga fisica da situazioni percepite come insostenibili, abbandonando casa o scuola.
  • Può ricorrere all’autolesionismo come forma di espressione del disagio, provocandosi ferite o dolore fisico.

I riflessi a scuola e il ruolo del docente

L’ambiente scolastico è spesso il luogo dove l’adolescente mette in scena il proprio disagio. Il comportamento può disturbare la lezione, infrangere le regole o attirare l’attenzione del gruppo-classe. Se non compreso, rischia di essere etichettato come “maleducazione” o “provocazione gratuita”.

Il docente, però, non deve limitarsi alla reazione disciplinare. Alcuni passaggi fondamentali per la gestione educativa:

  1. Non prendere sul personale il gesto: è un messaggio, non un attacco diretto.
  2. Riconoscere e contenere l’emozione: il ragazzo ha bisogno di un limite sicuro, ma anche di ascolto.
  3. Separare la persona dal comportamento: condanna del gesto, non dell’identità.
  4. Essere paziente: riconoscere che si tratta di un problema profondo che richiede tempo, lavoro costante e una relazione educativa solida.
  5. Lavorare con il gruppo classe: leggere il comportamento del singolo insieme al contesto che lo circonda.
  6. Offrire alternative costruttive di espressione: aiutare lo studente a trovare modi sani per comunicare rabbia o disagio (scrittura, arte, dialogo, movimento, ecc.)
  7. Rinforzare i comportamenti positivi: valorizzare ogni segnale di autocontrollo, collaborazione o maturità per favorire il cambiamento.

LINKS:

https://childmind.org/article/why-do-kids-act-out/

https://en.wikipedia.org/wiki/Acting_out