I neuromiti sono credenze errate, generalizzanti, esagerate che riguardano il cervello e il suo funzionamento, spesso diffuse attraverso i media, le pubblicazioni popolari e spesso anche in ambito educativo.
I neuromiti sono problematici perché possono portare a pratiche educative o decisioni basate su informazioni scorrette, influenzando negativamente l’insegnamento e l’apprendimento.
Combattere i neuromiti implica promuovere una comprensione più accurata delle neuroscienze, una fiducia nelle abilità spesso nascoste degli studenti, una valutazione critica delle informazioni e l’adozione di un approccio educativo flessibile ed eclettico, che integri una varietà di metodi didattici.

ESEMPI COMUNI DI NEUROMITI:
1. Usiamo solo il 10% del nostro cervello: È forse il neuro mito più diffuso. La verità è che utilizziamo tutte le parti del nostro cervello, anche se non tutte sono attive contemporaneamente.
2. Esistono stili di apprendimento specifici (visivo, uditivo, cinestesico): Sebbene ogni persona possa avere preferenze su come ricevere le informazioni, non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che insegnare secondo uno “stile di apprendimento” preferito migliori effettivamente l’apprendimento.
3. Il cervello è ‘destro’ o ‘sinistro’: Anche se è vero che alcune funzioni cognitive sono più dominanti in uno degli emisferi cerebrali, la maggior parte delle attività cognitive complesse coinvolge entrambi gli emisferi.
4. L’ascolto della musica classica, come il “Mozart effect”, rende più intelligenti: Alcuni studi hanno suggerito che ascoltare musica classica possa temporaneamente migliorare certe abilità cognitive, ma non ci sono prove concrete che aumenti l’intelligenza in generale.
5. La differenza tra cervello maschile e femminile determina le abilità: C’è una credenza diffusa secondo cui il cervello degli uomini e delle donne sarebbe strutturalmente diverso a tal punto da influenzare abilità specifiche (ad esempio, gli uomini sarebbero più bravi in matematica e le donne nelle lingue). In realtà, le differenze tra i cervelli maschili e femminili sono minime e non determinano le abilità cognitive. Le differenze individuali sono molto più significative.
6. Gli esseri umani hanno un “periodo critico” fisso per l’apprendimento: Si crede che ci sia un periodo di tempo specifico in cui si possa imparare una competenza o una lingua e che, dopo quel periodo, l’apprendimento diventi impossibile. In realtà, anche se esistono finestre di maggiore plasticità neuronale (come nell’infanzia), gli esseri umani mantengono la capacità di imparare nuove abilità per tutta la vita, grazie alla neuroplasticità.
7. Gli emisferi cerebrali lavorano in modo isolato (cervello destro creativo, cervello sinistro logico): Questo neuromito sostiene che le persone siano “dominanti a sinistra” (più logiche e analitiche) o “dominanti a destra” (più creative e intuitive). In realtà, entrambe le metà del cervello lavorano insieme e le attività cognitive complesse coinvolgono processi in entrambi gli emisferi.

8. Le persone imparano meglio in base alla propria “intelligenza multipla” (Gardner): L’idea che ogni persona abbia un’intelligenza specifica (logico-matematica, musicale, linguistica, ecc.) è stata popolare in ambito educativo. Tuttavia, non ci sono prove scientifiche solide che dimostrino che strutturare l’insegnamento intorno a queste “intelligenze multiple” migliori l’apprendimento in modo significativo.
9. L’intelligenza è determinata principalmente dai geni e non può essere cambiata: Mentre i geni influenzano l’intelligenza, l’ambiente, l’educazione, l’alimentazione e altre esperienze giocano un ruolo significativo nello sviluppo cognitivo. L’intelligenza non è un tratto fisso e può essere modificata attraverso l’apprendimento e l’esperienza.
10. Gli esercizi per il cervello (come i puzzle o i giochi di memoria) migliorano significativamente le funzioni cognitive generali: Molti giochi e applicazioni sostengono di potenziare le capacità cognitive, ma la maggior parte delle ricerche indica che i benefici sono limitati al miglioramento nelle specifiche attività praticate e non si trasferiscono facilmente a competenze più generali.
Link: https://www.edutopia.org/blog/high-costs-neuromyths-in-education-judy-willis
